
Åland: un’isola può funzionare come un Positive Energy District?
Il confine insulare rende leggibili produzione, consumi e mobilità, ma mostra anche ciò che un saldo positivo tende a lasciare fuori: reti esterne, sicurezza energetica e distribuzione territoriale del valore.
The Åland Example: Can an Island Function as a Positive Energy District?
The island boundary makes production, consumption, and mobility legible, but it also reveals what a positive balance tends to leave out: external networks, energy security, and the spatial distribution of value.
Caso/Case: Smart Energy Åland
Scala/Scale: arcipelago e sistema regionale/The archipelago and the regional system
Orizzonte progettuale/Strategic Vision: coordinare produzione rinnovabile, elettrificazione, accumulo e flessibilità in un laboratorio energetico a scala sociale/Coordinating renewable generation, electrification, storage, and flexibility within a society-scale energy lab
Domanda/The Issue: che cosa può insegnare Åland ai Positive Energy Districts? What can Åland contribute to the Positive Energy District framework?
Questo articolo sviluppa la cornice teorica delineata in “Transizione situata: l’energia intesa come progetto territoriale“. Leggi l’analisi completa qui.
This article expands on the theoretical framework outlined in “The situated transition: energy as a territorial project“. Read the full analysis here.
English version below
ITA
Åland sembra possedere il confine ideale per un esperimento energetico. L’arcipelago autonomo situato tra Finlandia e Svezia ha poco più di trentamila abitanti, un proprio parlamento, competenze regionali e condizioni favorevoli alla produzione eolica. Il mare delimita chiaramente il territorio. Produzione elettrica, consumi, trasporti e infrastrutture possono essere osservati all’interno di un sistema riconoscibile, molto più esteso di un quartiere ma meno disperso di una regione continentale.
Questa leggibilità ha favorito lo sviluppo del progetto Smart Energy Åland, una piattaforma concepita per verificare come fonti rinnovabili, elettrificazione, accumulo e gestione della domanda possano essere coordinate su scala territoriale. Il progetto non riguarda, quindi, soltanto l’installazione di nuovi impianti. Mette in relazione rete elettrica, riscaldamento, mobilità, imprese, amministrazione e ricerca. La geografia dell’arcipelago, tuttavia, non coincide con il funzionamento del suo sistema energetico. Kraftnät Åland gestisce una rete autonoma collegata mediante cavi sottomarini alla Svezia e alla Finlandia continentale. La produzione eolica locale copre già una quota consistente del consumo annuale, ma l’arcipelago continua a importare energia, soprattutto dalla Svezia. Il collegamento con la Finlandia svolge anche una funzione di riserva, necessaria in caso di guasto o indisponibilità della connessione principale.
Il mare definisce il perimetro sulla mappa, ma la connessione alla rete attraverso i cavi mostra che un sistema che lo attraversa continuamente.
Questa condizione rende Åland interessante per il dibattito sui Positive Energy Districts. Un PED viene normalmente definito come una porzione di tessuto urbano dai confini definiti la cui produzione interna annuale di energia da fonti di energia rinnovabile supera il suo consumo. Åland comprende centri abitati, aree rurali, porti, collegamenti marittimi e una rete di isole, facendo sì che questo sistema sia uno dei più complessi in cui sia stato sviluppato fino ad ora un PED. Funziona come un amplificatore territoriale, capace di rendere visibili alcuni elementi che il confine distrettuale tende normalmente a lasciare sullo sfondo: importazioni nei momenti di deficit, esportazione dei surplus, infrastrutture di sicurezza, trasporti a lunga percorrenza e dipendenza da mercati sovraregionali.
La strategia energetica e climatica dell’arcipelago fissa per il 2030 obiettivi ambiziosi: produzione elettrica locale interamente rinnovabile, crescita della quota rinnovabile nei consumi complessivi e forte riduzione delle emissioni rispetto ai livelli del 2005. Gli studi sviluppati su Åland mostrano che un sistema profondamente rinnovabile sarebbe tecnicamente possibile attraverso una combinazione di eolico, fotovoltaico, pompe di calore, accumulo, veicoli elettrici e domanda flessibile. Si tratta però di scenari modellati, non della descrizione di un sistema già completato, anche se il PED è già ampiamente attivo. La distinzione è rilevante in quanto una simulazione può individuare una configurazione compatibile con gli obiettivi; la sua realizzazione dipende, invece, da investimenti, autorizzazioni, prezzi, accettazione sociale, tempi infrastrutturali e capacità di coordinamento.
Il caso di Åland permette di osservare proprio questo passaggio dalla possibilità tecnica alla costruzione istituzionale. Smart Energy Åland coinvolge il governo regionale, imprese energetiche, operatori della rete e soggetti di ricerca. L’autonomia amministrativa facilita l’adattamento delle strategie alle condizioni locali, mentre la piccola scala rende necessario collaborare con organizzazioni e mercati esterni. La capacità territoriale non deriva quindi dalla separazione. Dipende dalla possibilità di governare relazioni che restano sovraregionali.
Anche la presenza dei cavi sottomarini va letta in questa prospettiva. Una connessione esterna può costituire una dipendenza vulnerabile, soprattutto quando il sistema dispone di poche alternative. Può però diventare anche una risorsa di resilienza, permettendo di importare nei periodi di bassa produzione ed esportare quando il vento genera un surplus. Un bilancio annuale positivo non descrive questa variabilità temporale. Due territori possono produrre la stessa quantità di energia rinnovabile nell’arco dell’anno e avere capacità molto differenti di garantire continuità, assorbire picchi o reagire a un guasto. Åland mostra, quindi, che l’autonomia energetica non dovrebbe essere confusa con la disconnessione. La questione riguarda la qualità delle interdipendenze, la disponibilità di alternative e il potere di negoziare le condizioni dello scambio.
La mobilità marittima rende ancora più evidente la distanza tra elettricità rinnovabile e decarbonizzazione territoriale. In un arcipelago, i traghetti non sono un consumo marginale: garantiscono l’accesso ai servizi, il movimento delle persone e la continuità economica tra le isole. Il programma REISFER sta studiando soluzioni per ridurre le emissioni su alcune rotte attraverso batterie, sistemi di contenimento dei picchi, propulsori più efficienti e una maggiore integrazione tra trasporto marittimo e terrestre. Il progetto è ancora in corso e non dimostra che la mobilità dell’arcipelago sia già stata elettrificata. Rende però evidente il tipo di coordinamento necessario: la trasformazione dei traghetti richiede infrastrutture portuali, potenze di ricarica, compatibilità con gli orari e soluzioni differenziate secondo lunghezza e frequenza delle rotte.
La transizione dell’isola non può quindi essere misurata soltanto osservando la rete elettrica. Deve includere i settori che dipendono ancora dai combustibili e che, per la loro funzione territoriale, non possono essere semplicemente ridotti o spostati. Anche i progetti eolici offshore modificano la scala della questione. Sunnanvind, avviato dal governo regionale, prepara condizioni pianificatorie e amministrative per una futura produzione su larga scala nelle acque dell’arcipelago. Non è ancora un parco operativo. Un eventuale sviluppo trasformerebbe Åland da territorio impegnato a decarbonizzare i propri consumi in nodo produttivo regionale, con energia destinata anche all’esportazione. A quel punto diventerebbero centrali la proprietà degli impianti, la distribuzione dei ricavi, la formazione di competenze locali e gli effetti sul paesaggio marino.
Produrre più energia del necessario non garantisce che il territorio trattenga una quota proporzionata del valore generato. Un surplus può rafforzare l’economia locale, finanziare servizi e consolidare capacità tecniche; può anche dipendere da capitali, tecnologie e decisioni controllati altrove. Questa distinzione riguarda direttamente i PED. Il saldo energetico rappresenta una prestazione importante, ma non descrive chi possiede le infrastrutture, chi decide come utilizzarle, quali reti garantiscono la continuità e dove vengono distribuiti benefici e rischi.
Åland non offre, quindi, un modello da replicare nella sua forma geografica. Mostra, piuttosto, quali domande debbano accompagnare ogni sistema energeticamente positivo: come viene definito il confine, quali settori sono inclusi, che cosa accade nei diversi momenti dell’anno, quali connessioni sostengono il funzionamento e quanto valore rimane nel territorio. L’isola funziona come laboratorio perché il suo perimetro rende questi rapporti più leggibili, senza poterli semplificare. Il mare disegna il sistema sulla mappa, mentre cavi, traghetti, mercati e istituzioni mostrano come quel sistema operi davvero. Nessuna transizione energetica termina sulla propria costa.
ENG
Åland appears to possess the ideal boundary for an energy experiment. Located between Finland and Sweden, this autonomous archipelago has a population of just over thirty thousand, its own parliament, regional powers, and favorable conditions for wind generation. The sea clearly delimits the territory. Electricity production, consumption, transport, and infrastructure can be observed within a recognizable system, one significantly larger than a neighborhood, yet less dispersed than a continental region.
This legibility facilitated the development of the Smart Energy Åland project, a platform designed to test how renewable sources, electrification, storage, and demand management can be coordinated on a territorial scale. The project is therefore not merely about installing new facilities; it connects the electrical grid, heating, mobility, businesses, administration, and research. The archipelago’s geography, however, does not coincide with the operational reality of its energy system. Kraftnät Åland manages an autonomous grid linked via undersea cables to mainland Sweden and Finland. While local wind generation already covers a substantial share of annual consumption, the archipelago continues to import energy, primarily from Sweden. The connection to Finland also serves a backup function, necessary in the event of a fault or unavailability of the primary link.
The sea defines the perimeter on the map, but the grid connection via cables demonstrates a system that continually crosses that boundary.
This condition makes Åland particularly relevant to the debate on Positive Energy Districts. A PED is typically defined as a portion of urban fabric with defined boundaries whose internal annual production of energy from renewable sources exceeds its consumption. Åland encompasses population centers, rural areas, ports, maritime connections, and an island network, making this system one of the most complex in which a PED has been developed to date. It acts as a territorial amplifier, bringing to light several elements that district boundaries typically relegate to the background: imports during periods of deficit, exports of surplus, security infrastructure, long-distance transport, and dependence on supra-regional markets.
The archipelago’s energy and climate strategy sets ambitious goals for 2030: fully renewable local electricity generation, an increased share of renewables in overall consumption, and a sharp reduction in emissions compared to 2005 levels. Studies developed on Åland show that a deeply renewable system would be technically possible through a combination of wind, photovoltaics, heat pumps, storage, electric vehicles, and flexible demand. These, however, are modeled scenarios rather than descriptions of an already completed system, even though the PED framework is already broadly active. This distinction is significant: while a simulation can identify a configuration compatible with targets, its actual implementation depends on investments, permits, energy prices, social acceptance, infrastructural timelines, and coordination capacity.
The case of Åland allows us to observe precisely this transition from technical possibility to institutional construction. Smart Energy Åland involves the regional government, energy companies, grid operators, and research institutions. Administrative autonomy facilitates the adaptation of strategies to local conditions, while the small scale makes collaboration with external organizations and markets necessary. Territorial capacity, therefore, does not stem from isolation; it depends on the ability to govern relationships that remain supra-regional.
The presence of undersea cables must also be read from this perspective. An external connection can constitute a vulnerable dependency, especially when the system has few alternatives. Yet it can also become a resource for resilience, allowing for imports during periods of low generation and exports when wind produces a surplus. An annual positive balance fails to capture this temporal variability. Two territories may generate the same volume of renewable energy over the course of a year while possessing vastly different capacities to ensure continuity, absorb peaks, or react to a fault. Åland demonstrates, then, that energy autonomy should not be confused with disconnection. The issue centers on the quality of interdependencies, the availability of alternatives, and the power to negotiate the terms of exchange.
Maritime mobility makes the gap between renewable electricity and territorial decarbonization even more explicit. In an archipelago, ferries are not a marginal form of consumption: they guarantee access to services, the movement of people, and economic continuity between the islands. The REISFER program is examining solutions to reduce emissions on certain routes through batteries, peak-shaving systems, more efficient propulsion, and greater integration between maritime and land transport. The project is ongoing and does not imply that the archipelago’s mobility has already been electrified. It does, however, highlight the level of coordination required: transforming ferries demands port infrastructure, charging capacities, schedule compatibility, and solutions tailored to the length and frequency of specific routes.
An island’s transition cannot, therefore, be measured solely by observing the electrical grid. It must include sectors that still rely on fossil fuels and which, due to their territorial function, cannot simply be scaled back or relocated. Offshore wind projects also alter the scale of the question. Sunnanvind, launched by the regional government, is establishing planning and administrative conditions for future large-scale production in the archipelago’s waters. It is not yet an operational wind farm. Any eventual development would transform Åland from a territory focused on decarbonizing its own consumption into a regional production hub, with energy also destined for export. At that point, issues of facility ownership, revenue distribution, the development of local skills, and impacts on the marine landscape would become central.
Generating more energy than required does not guarantee that the territory retains a proportionate share of the value created. A surplus can strengthen the local economy, fund services, and consolidate technical capacity; it can also remain reliant on capital, technologies, and decisions controlled elsewhere. This distinction directly concerns PEDs. An energy surplus represents an important performance metric, but it does not describe who owns the infrastructure, who decides how to deploy it, which networks guarantee continuity, or where risks and benefits are allocated.
Åland does not, therefore, offer a model to be replicated in its geographical form. Rather, it illustrates the questions that must accompany every positive energy system: how the boundary is defined, which sectors are included, what occurs at different times of the year, which connections sustain operations, and how much value remains within the territory. The island functions as a laboratory because its perimeter renders these relationships more legible, without being able to simplify them. The sea outlines the system on the map, while cables, ferries, markets, and institutions reveal how that system actually operates. No energy transition ends at its coastline.

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